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“Il morso della tammorra”: la tammurriata napoletana

“Il morso della tammorra”: la tammurriata napoletana

Folklore, suono, rito e magia si impossessano della mente e del corpo in un connubio perfetto. I danzatori, come se morsi dalla tarantola e impossessati da uno strano male, si lanciano in una danza sfrenata muovendo ogni parte del corpo. La tammurriata napoletana rappresenta il “quid” della musica tradizionale.

Cosa si conosce di questa antica danza popolare?

tammorra

tammorra. Foto di https://it.wikipedia.org/wiki/File:Tambourine1.svg

Dallo strumento deriva il nome di tammurriata napoletana o anche di canzone ‘ncopp ‘o tammuro (canto sul tamburo). Un grosso tamburo, che non va confuso con il tamburello, fatto con una membrana di pelle essiccata (quasi sempre di capra o di pecora) e teso su un telaio circolare di legno.  Durante questa danza non esistono attori e spettatori, non vi sono barriere, né esistono palcoscenici,  ma si formano spontaneamente dei cerchi, nei quali si fondono, in un tutt’uno, suonatori, cantatori e spettatori. Strumento principe della tradizione campana, oggi diffusa in tutto il Mediterraneo, la tammorra, detta anche tammurro, accompagna sia il canto che il ballo tradizionale ed è usata da sola o con altri strumenti a percussione.

Si impugna il telaio dal basso con una sola mano, tenendolo perpendicolarmente al corpo, mentre la pelle viene percossa ritmicamente dal palmo e dalle dita dell’altra mano. Il modo di impugnare la tammorra è importante anche da un punto di vista rituale. Esso ha un significato davvero particolare: accade, infatti, che quando lo strumento è impugnato con la mano sinistra e percosso con la destra si dice che viene suonato nella maniera maschile.

All’opposto, invece, si dice che viene suonato nella maniera femminile e ciò perché il lato destro è identificato nelle antiche culture con l’idea dell’uomo, mentre il lato sinistro con l’idea della donna.

I “tammurrari” si davano appuntamento ‘nnanz’a Chiesa e da qui, accompagnati da carri tirati da buoi o cavalli e addobbati con fiori e nastri colorati, suonando e cantando a squarciagola, partivano per il santuario di destinazione. Nel corteo trovavano posto numerosi danzatori che improvvisavano balli accompagnandosi con le “castagnette”. La tammurriata napoletana, infatti, emerge durante occasioni ludiche e soprattutto rituali-cerimoniali, quali i frequenti pellegrinaggi devozionali al culto della Madonna.

Il momento più coinvolgente della festa è chiamata rotella o vutata. Questo è il simbolo della sfida o dell’accoppiamento, è qui, infatti, che la coppia può formarsi o spezzarsi dopo il rifiuto da parte del corteggiato/a.

Tutto si impara ballando. Seguire lo sguardo di colui che guida è importantissimo, soltanto guardandosi sempre negli occhi si può entrare perfettamente in sintonia.

Le varie tarantelle campane

Sorrento, custodisce strettamente, da secoli l’antica tradizione di questa danza tanto amata e vissuta dalla città. Secondo antiche leggende le movenze della tarantella sorrentina sarebbero servite proprio alle Sirene per ammaliare Ulisse. Attraverso la musica e la danza era possibile dare guarigione a chi era stato morso dalla tarantola, realizzando un vero e proprio esorcismo a carattere musicale. Una delle cose più affascinanti e curiose di questa festa è rappresentata dai bellissimi costumi sorrentini.

Di chi voi conosce gli antichi costumi indossati per il ballo? La donna danza con una gonna larga a pieghe con orli, frange e trine di oro; mostrando un grembiule bianco ricamato e calze traforate. Per gli uomini calzoni neri o verdi al ginocchio, panciotto rosso a doppia bottoniera, giacca verde, calze bianche e berretto cascante.

Un altro luogo da non perdere per godere della ritmica incalzante e travolgente della tarantella è quella di Montemarano. Una irrefrenabile danza liberatoria e propiziatoria, che coinvolge e travolge chiunque abbia la fortuna di ascoltarla. Le melodie dolci e avvolgenti del clarino e l’accompagnamento della fisarmonica rendono questa musica piacevole all’udito e benefica ai sensi. Non ha un inizio e non ha una fine, non ha una criterio logico in funzione del quale si susseguono le varie frasi musicali: tutto è improvvisazione. Il connubio musica/danza trova la sua collocazione naturale in un preciso momento dell’anno: nei tre giorni prima delle ceneri, a Carnevale. E’ qui che ogni visitatore, nei tre giorni di Carnevale, tra la fiumara di gente danzante che sfila in maschera per le vie del paese, tra il tradizionale e benaugurale lancio dei confetti, tra la melodia ipnotica della fisarmonica, i volteggi virtuosistici del clarinetto e l’incalzante accento ritmico del tamburello, può essere sicuramente rapito dalla trascinante melodia della tarantella.

La tammurriata napoletana descritta sino ad ora ha delle caratteristiche ben precise, ma vi sono delle differenze a secondo dei luoghi dove si balla; la tammurriata scafatese è sicuramente certamente la più ballata ed il suo fine è essenzialmente di natura sensuale; la paganese è più saltellante rispetto alla prima; il corteggiamento sembra lasciare il posto ad una sfida tra i ballatori. Un terzo tipo di tammurriata è la giuglianese; la sua caratteristica principale è costituita dalla presenza del doppio flauto, del tamburello e dello scacciapensieri; il ritmo, (il sisco) inoltre, è più veloce, quasi ossessivo.

L’ultimo modo di ballare che prendiamo in considerazione è quello dell’avvocata, in onore della Madonna dell’Avvocata a Maiori (SA). La sua caratteristica fondamentale è nella presenza di un numero elevato di tammorre suonate contemporaneamente che può arrivare sino a dieci.

I vecchi, bravi suonatori, “cantatori” e “ballatori” (come vengono chiamati) sono in estinzione. I giovani che si avvicinano alla tammurriata oggi, forse, provengono più dalle città che dalle campagne. Parlare oggi di tammurriate significa volgere la nostra attenzione ad un linguaggio musicale antichissimo in cui musica, canto e ballo si intersecano in un rituale folklorico dai mille colori; un linguaggio che, caldo, passionale e “incalzante”, riesce a divenire espressione dell’animo e della religiosità di una comunità le cui origini si perdono nella notte dei tempi.

Allora, cosa aspettate…prendete nacchere, tammorre, scegliete una persona a caso e ballate, ballate, ballate. Divertitevi nella seducente musica di questa danza. Scacciate ogni pensiero, scongiurate ogni maleficio e lasciatevi travolgere dal  magico potere  ed irrefrenabile ritmo della tammurriata napoletana.

About Mariateresa Lombardi

Si occuperà degli aspetti gestionali dell’impresa e della progettazione dell'offerta turistica-culturale. Inoltre avrà cura della ricerca e gestione dei contatti con eventuali clienti coordinando le attività promozionali ed informative. Mariateresa Lombardi studentessa in Turismo , ha forte conoscenze del territorio e del sistema di comunicazione . Ama viaggiare e scoprire posti e tradizioni nuove .

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