E se vi dico Procida?

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 Procida, una piccola isola raccolta nelle acque del Tirreno. Negli anni sembra aver conservato gelosamente la sua tradizione marinara e la sua magia, rimanendo sempre un pò in disparte rispetto alle rotte del turismo di massa delle due sorelle, Ischia e Capri. Il fascino dell’isola, con le su piccole stradine, i colori vivaci e i meravigliosi scorci paesaggistici, ha da sempre ispirato poeti, scrittori, artisti e registi. Lasciamoci trasportare dalle immagine e riviviamo le emozioni e i luoghi dei capolavori letterari. Chissa..potreste esserne ispirati anche voi…
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Foto di Bianca Vola    

«E in un attimo la Casa di Pena mi si mostrava simile al Castello dei Cavalieri di Siria; fiabeschi avventurieri araldici, nel quale solo mio padre veniva accolto.

Costoro dominavano l’isola col loro tragico incantesimo: sui loro visi emaciati, i diversi delitti e la schiavitù diventavano un artificio di seduzione, come il bistro sulla faccia delle donne. E tutti accerchiavano, proteggendolo con la loro omertà, quel punto nebuloso, sotterraneo, dove mio padre s’incontrava con l’apparizione del molo.

Sebbene così prossimo, il quartiere della Cittadella ormai s’era situato, per me, in una dimensione inesorabile, fuori dall’umano, quasi un funebre Olimpo. Io ero giunto a escluderlo non solo dai miei itinerari abituali, ma, per quanto era possibile, anche dalla mia vista. In barca, evitavo di doppiare da vicino la Punta a Nord, dietro la quale il Castello, in cima a un basamento di rocce, sovrasta a picco il mare senza rive. E quando passavo al largo di là, giravo sempre gli occhi verso l’alto mare, stornandoli da quella forma irregolare e massiccia, che somigliava, in lontananza, a una montagna corrosa di tufo. La mia superstizione mi suscitava, in quel passaggio di mare, delle impressioni che sapevo false, ma che pure mi si facevano quasi allucinanti. Mi pareva di udire, dalla forma di tufo alle mie spalle, degli echi stranamente melodiosi, che vociferavano all’unisono. E mi sgomentava il bizzarro sospetto di poter discernere, d’un tratto, fra quel coro, la voce di mio padre, irreale come quella d’un feticcio o d’un morto. Egli si aggirava là, in una magnificenza funeraria, con la sua faccia bianca e deperita». Elsa Morante – L’isola di Arturo – 1957

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Foto di 2benny 

«Ma la Procida marinara è nel villaggio di pescatori, la Corricella, d’una bellezza esotica e quasi africana. Proprio sotto la Terra Murata, il porticciolo minuscolo con le barche da pesca come gli insetti neri che si vedono nelle acque stagnanti, o come foglie morte o come gusci vuoti: e la loro cava occhiaia quasi riproduce sull’acqua le vuote occhiaie delle porte e delle finestre: di quelle case povere e bellissime che si soprammettono sulla riva, più scavate nella roccia che costruite.

Un paese formicolante, una termiti era, eppure così umano, così umile e splendente, nella notte, coi suoi colori leggeri e stinti. Come sciacquati nel lume della luna». Cesare Brandi – Così andai al Sud – 1998

Foto di Serge Laroche

«L’oste, nella sua bottega, ch’è di faccia al monumento di Cristo Pescatore, alleva un gufo, legato, per una catenella, a un’asse che sporge in alto dal muro. […] Nel nostro porto non attraccano quasi mai quelle imbarcazioni eleganti, da sport o da crociera, che popolano sempre in gran numero gli altri porti dell’arcipelago; vi vedrai delle chiatte o dei barconi mercantili, oltre alle barche da pesca degli isolani.

Il piazzale del porto, in molte ore del giorno, appare quasi deserto; sulla sinistra, presso la statua di Cristo Pescatore, una sola carrozzella da nolo aspetta l’arrivo del piroscafo di linea, che si ferma da noi pochi minuti, e sbarca in tutto tre o quattro passeggeri, per lo più gente dell’isola. Mai, neppure nella buona stagione, le nostre spiagge solitarie conoscono il chiasso dei bagnanti che, da Napoli e da tutte le città, e da tutte le parti del mondo, vanno ad affollare le altre spiagge dei dintorni.

E se per caso uno straniero scende a Procida, si meraviglia di non trovarvi quella vita promiscua e allegra, feste e conversazioni per le strade, e canti, e suoni di chitarre e mandolini, per cui la regione di Napoli è conosciuta su tutta la terra. I Procidani sono scontrosi, taciturni». Elsa Morante – L’isola di Arturo – 1957

Foto da wikipedia
Foto da 2benny

«Ho sempre descritto Procida, ai miei amici, come un’isola fatale. Una mano spalancata con le dita protese sul mare; e spalancavo la mano davvero, perché vedessero. Cinque punte e cinque baie. Cinque crateri fratturati dal mare […]

Procida è spazzata dai venti, dai venti di tutti i punti cardinali (chiamati per nome e ben conosciuti dai Procidani). Perché Procida è piatta come una scodella rovesciata, una dolcezza ondulata che si prolunga e si scioglie nel mare. Anche le coste un poco più rilevate sono ammorbidite e addolcite, modellate dal pollice del mare e del vento. […]

L’essenza di Procida è una tenerezza filtrata dal rosa segreto della luce. Procida. Frammenti di un’0rmai leggendaria Procida. Frammenti che affiorano e non ritornano subito nell’indistinto. Altri appaiono e  scompaiono, si perdono per sempre». Toti Scialoja – Conversazione – ⃰1992

Foto da Wikipedia
Foto da Wikipedia

«Vorrei possedere una casetta sul mare di Procida, che ci stessimo senza urtarci, i pochi libri che amo, il mio tabacco, i miei pensieri ed io. Vedrei gli ulivi inargentarsi e fremere; vedrei dibattersi i raggi del sole quando sta per tuffarsi; vedrei i palpiti dell’acqua riflessi sul muro, con il curioso effetto di farlo respirare; ma soprattutto vedrei il tempo e il silenzio come se fossero persone, uomini, amici[…]

Procida è leggera e morbida, galleggia, salperebbe anzi se affetti così antichi e tenaci non la tenessero a Napoli. E’ di tufo, la pietra che respira, la pietra che vede, la pietra più scoperta, la pietra sughero, la pietra senza segreti. Le case di Procida sono di un bianco latteo, fermo, chiuso; il bianco totale e compatto che esce dal tubetto fra le dita del pittore». Giuseppe Marotta – Salute a noi – 1955

 

Foto di Bianca Vola
Foto di Bianca Vola

«Scendevano lentamente le vie scoscese di Procida, e presto giungemmo alla Marina. Così si chiama la spiaggia vicino alla rada o al porto nell’arcipelago e sulle coste d’Italia. La spiaggia era coperta di barche di Ischia, di Procida e di Napoli che la tempesta del giorno precedente aveva costrette a cercare un rifugio nelle sue acque.
I marinari e i pescatori dormivano al sole, al rumore decrescente dei marosi, o chiacchieravano radunati in capannelli sui muri[…] 

Rifacemmo la strada ma lentamente, mettendoci a sedere sotto tutti gli alberi, all’ombra di tutti i pergolati, discorrendo, fantasticando o comperando da tutte le giovani procidane i panieri di fichi, di nespole, d’uva che esse portavano, e lasciando così passare il tempo»Alphonse de Lamartine – Graziella – 1852.

Foto di Cucumbre Libre
Foto di Cucumbre Libre

«La luce di Procida è assai diversa da quella di Capri; già il tono caldo e opaco del tufo è opposto a quello brillante ed argenteo della roccia caprese […]; al bianco, prevalente a Capri, Procida oppone i suoi rosa, i suoi gialli e perfino l’azzurro, spesso con toni molto accesi che ricordano le case di Pellestrina e di Burano nella laguna veneta. Isole e litorale sono impregnati di una dolce civiltà, nella quale il mare si incontra con la vigna e l’orto, mai interamente marinara, mai interamente terrestre; tale incontro mi sembra caratteristico delle sponde napoletane e dà il tono alle fantasie.

Tutti sono marinai a Procida, e nei loro discorsi primeggiano i venti marini; pochi sono marinai ad Ischia, ma vignaioli ed agricoltori, che non s’intendono del mare». Guido Piovene – Viaggio in Italia – 1957

Foto di hillman54
Foto di hillman54

 «Un’isoletta piccolina e carina, che a girarla intorno, sarebbe una passeggiata di quattro chilometri appena. I suoi abitanti non arrivano forse a quindicimila; in gran parte pescatori; il resto coltivatori […]

Un’altra particolarità, e poi ho finito le donne procidesi, nei giorni di festa, vestono in maniera graziosa, cioé con abiti rossi orlati d’oro, come quelle contadine che a volte si trovano dipinte nei quadri. E se tu vedessi come ballano bene la tarantella!» Carlo Collodi – Viaggio per l’Italia di Giannettino – 1880

Foto da Wikipedia
Foto da Wikipedia

«Ischia è una isola assai vicina di Napoli, nella quale fu già tra l’altre una giovinetta bella e lieta molto, il cui nome fu Restituta, e figliuola d’un gentil uom dell’isola, che Marin Bolgaro avea nome, la quale un giovanetto, che d’una isoletta ad Ischia vicina, chiamata Procida, era, e nominato Gianni, amava sopra la vita sua, ed ella lui. Il quale, non che il giorno da Procida ad usare ad Ischia per vederla venisse, ma già molte volte di notte, non avendo trovata barca, da Procida infino ad Ischia notando era andato, per poter vedere, se altro non potesse, almeno le mura della sua casa». Giovanni Boccaccio – Il DecameroneNovella VI – 1966

 

 

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