Terra Murata: il vecchio cuore dell’isola di Procida

Il centro fortificato di Terra Murata, un luogo di estrema bellezza edificato sul punto più alto dell’isola di Procida. Come arrivare e cosa vedere

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Terra Murata, Procida
Procida, Terra Murata

Terra murata, antico centro medievale arroccato sul mare nell’isola di Procida.

“I miei occhi e i miei pensieri lasciavano il cielo con dispetto, riandando a posarsi sul mare, il quale, appena io lo riguardavo, palpitava verso di me, come un innamorato” Elsa Morante

Procida, un’isola incantevole, ma allo stesso tempo misteriosa e complessa. La sua storia è fatta di grandi amori, ma anche di lontane dannazioni. Questa sua anima così turbolenta ha colto l’attenzione di poeti e scrittori che sono passati di qui e hanno lasciato loro versi e parole. Come Elsa Morante che ambienta sull’isola il suo più noto romanzo, L’isola di Arturo, oppure come Massimo Troisi ne Il postino, film dove l’incanto di Procida è decantato e immortalato.

Procida è diversa dalle altre isole flegree, se cercate silenzio e autenticità qui avete trovato un piccolo paradiso. E’ un’isola tranquilla che si snoda lungo 16 chilometri tra due estremità, lo storico carcere chiuso da qualche anno che domina l’isola dall’alto dal lato orientale, e dall’altra parte la spiaggia più lunga e attrezzata da cui si può accedere tramite un ponticello all’isoletta di Vivara, vero e proprio paradiso naturale.

Terra Murata, Procida
Procida, Terra Murata. Foto di Vittorio Pandolfi

Oggi parleremo della sua parte storica, Terra Murata, antico centro medievale arroccato sul mare. Chi sceglie di trascorrere le vacanze a Procida non può esimersi dal visitare questo centro fortificato edificato nella parte più alta dell’isola. Si tratta dell’antica Terra Casata così chiamata per la presenza di numerose case addossate le une alle altre, così vicine per impedire il passaggio dei pirati barbareschi. Terra Murata è raggiungibile solo attraverso un’ispida salita dalla quale è possibile ammirare un panorama mozzafiato su tutto il golfo di Napoli. Nel borgo si entrava attraverso la Porta di Mezzomo che la sera veniva chiusa per motivi di sicurezza. Nel ‘600 Procida divenne feudo di Inigo D’Avalos, che ristrutturò il borgo e costruì il Palazzo gentilizio come dimora e come deterrente per i pirati che giungevano dal mare. Il Palazzo d’Avalos divenuto solo in seguito Palazzo Reale, nel 1830 fu trasformato in una vera e propria cittadella carceraria, chiusa poi nel 1988. Suggestive sono le doppie grate in ferro alle finestre che, per tre volte durante la notte, a mezzanotte, alle tre e alle sei, le guardie battevano con un bastone per controllare il rumore, sordo nell’eventualità le inferriate fossero state segate. Questo rumore è diventato negli anni uno scandire del tempo anche per i cittadini. Luoghi di particolare suggestione sono gli ambienti che conservano i cumuli di divise degli agenti di custodia e dei detenuti o il lino destinato alla lavorazione e i vecchi telai. Restano ancora le divise invernali di panno pesante di colore marrone e le divisa estive di tela, le scarpe senza lacci per impedire che i detenuti potessero auto lesionarsi.

Un’altra splendida attrattiva è sicuramente l’Abbazia di San Michele (XVI sec.) dove sono conservate numerose opere d’arte tra cui un dipinto raffigurante San Michele che sconfigge Satana. Da non perdere è anche il tour dei sotterranei in cui vi è un antico luogo di sepoltura.

 

 

 

 

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