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O’ chiammano “figlio ‘e ntrocchia”

O’ chiammano “figlio ‘e ntrocchia”

Passeggiando nei quartieri del centro storico di Napoli è facile nei tanti “battibecchi” che popolano i vicoli, ascoltare l’espressione “figlio ‘e ntrocchia“. E’ comune, infatti, incontrare qualche ragazzino che sagacemente, riesce a impressionare e/o ad evitare furbamente una situazione. Succede, soprattutto davanti ad una bancarella, nel contrattare sul prezzo di un oggetto, che, l’eco di questa espressione, continua, da secoli, ad animare il nostro dialetto. Chi vive lontano da Napoli, non conoscendo il significato del termine “ntrocchia” potrebbe addirittura offendersi e indignarsi, ritenendola una “brutta parola”. Tutto infatti sta nel “tono” che si utilizza a suscitare una risata oppure un rimprovero. Non bisogna dunque spaventarsi; una strizzata d’occhio e un colpo sulla spalla ed il gioco è fatto.

Chi, almeno una volta nella vita, non si è sentito chiamare “figlio ‘e ntrocchia“. Eppure, non tutti conoscono le origini del termine. Sono infatti, diverse le interpretazioni etimologiche, di questo particolarissimo modo di dire napoletano. Nello specifico, sono due le chiavi di letture che si possono dare alla frase: “figlio ‘e ntrocchia“.

O’ figlio ‘e ntrocchia” è uno “scugnizzo” napoletano, una persona pronta e ingegnosa, che desta ammirazione perchè riesce ad ottenere il massimo vantaggio, in ogni occasione. Generalmente, dunque, si tratta di un appellativo positivo perchè indica una persona sveglia e furba, capace di aggirare le situazioni e capovolgerle con abilità e razionalità.

 

Una prima interpretazione conduce alla locuzione latina “intra oculos“, intendendo una persona capace di fare qualcosa “rind a lluocchio“, cioè, agli occhi di un altro, senza dare alcun sospetto. Ma, dato che, il significato di questa espressione si riferisce all’intera frase e non alla singola parola “ntrocchia“; questa prima considerazione risulta non del tutto veritiera.

Una persona che “sape fa”, sono tutte qualità che, molto probabilmente gli deriverebbero dall’ambiente in cui è cresciuto; dove non c’è spazio per gli sprovveduti. quindi la “ntrocchia” potrebbe essere la madre?  Il termine “ntrocchia” , però,  non indica specificamente, una donna di malaffare, dunque, il collegamento di un figlio furbo ad una meretrice non risulta diretto.

Ma da dove nasce quindi, l’espressione “ntrocchia“? Una delle spiegazioni migliori, è attribuita a Raffaele Bracale, noto studioso della Lingua Napoletana. Il termine “ntrocchia” prende origine dalla parola latina antorcula, ovvero fiaccola. La fiaccola, che un tempo, le meretrici, usavano per illuminare i propri ambienti di lavoro.

Nonostante i pareri discordanti e contrapposti; fregiatevi e non strizzate gli occhi quando un napoletano, con un sorriso e una mano sulla spalla, vi dica  “si nu figlio e’ ntrocchia“.

About Mariateresa Lombardi

Si occuperà degli aspetti gestionali dell’impresa e della progettazione dell'offerta turistica-culturale. Inoltre avrà cura della ricerca e gestione dei contatti con eventuali clienti coordinando le attività promozionali ed informative. Mariateresa Lombardi studentessa in Turismo , ha forte conoscenze del territorio e del sistema di comunicazione . Ama viaggiare e scoprire posti e tradizioni nuove .

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