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Il rapporto tra i napoletani e la morte!

Il rapporto tra i napoletani e la morte!

Passeggiando tra i vicoli del rione Sanità di Napoli, ci si può imbattere, in curiose cappellette, note come “grotte” delle anime del purgatorio. Le preghiere fatte a queste anime viene detto “‘o rinfresco” un modo per far sì che il defunto si avvicini sempre di più al Purgatorio. Ma il rapporto tra il Napoletano e la morte, ha un qualcosa di mistico, di teatrale, una sorte di farsa. I Napoletani di un tempo, trasformavano il rito funebre in qualcosa di teatrale ed esasperato, basta pensare al “Tiro a 8” , il carro trainato da un gruppo di cavalli nero-pece, di stazza enorme e capaci di battere i propri zoccoli al ritmo della marcia funebre.

l Napoletani non lasciano mai andare veramente il morto, anzi questo vive ogni giorno e in ogni dove, con i morti ci si parla e questi alcune volte rispondo anche… Ricordiamo il simpatico episodio di quando il Napoli vinse lo scudetto con Maradona, e sul muro del cimitero di Poggioreale comparve la scritta  “«Guagliù, che cosa grande vi siete persi!». Era la primavera del 1987, quel messaggio, infondo tenerissimo, verso i «guaglioni» defunti ed ex tifosi che non avevano potuto vivere lo storico trionfo, provocò una sorprendente risposta: «Ma chi ve l’ha detto che ce l’amm’ perza?» (Chi ve lo detto, che ce la siamo persa?), recitava la contro-scritta (a caratteri ancor più vistosi) che comparve la mattina dopo sul muro del cimitero addobbato a festa>>. ” 

Essere o non essere?Questo è il problema!

Essere o non essere? Questo è il problema….

Anche Edoardo De Filippo, nella commedia “Le voci di dentro”, parla con i defunti annidati sotto i mobili di casa, come se questi non fossero mai andati via. Totò invece nel film “47 morto che parla” esprime il rapporto con il morto in maniera molto simpatica e scherzosa con la frase «Quanto mi dispiace di questa morte. Ero tanto simpatico, nel fiore degli anni», un rapporto quello dei napoletani con la morte per nulla drammatico o sofferto.

Ora non bisogna pensare che i Napoletani non elaborino il lutto, anzi…. Cinici quanto si vuole, ma certamente non insensibili.  Il periodo del «cordoglio», è affidato a vere e proprie tecniche di pianto, in cui le lamentatrici di professione, a volte anche pagate, hanno il compito di piangere e disperarsi in modo tale che il morto lasci questo mondo “Grazj e Dij”. Insomma la morte a Napoli è particolare, come d’altronde lo sono i Napoletani.

Totò con  “‘A livella” racchiude in poche righe racchiude tutto il significato della morte :

“Tu qua’ Natale…Pasca e Ppifania!!!
T”o vvuo’ mettere ‘ncapo…’int’a cervella
che staje malato ancora e’ fantasia?…
‘A morte ‘o ssaje ched”e?…è una livella.

‘Nu rre,’nu maggistrato,’nu grand’ommo,
trasenno stu canciello ha fatt’o punto
c’ha perzo tutto,’a vita e pure ‘o nomme:
tu nu t’hè fatto ancora chistu cunto?

Perciò,stamme a ssenti…nun fa”o restivo,
suppuorteme vicino-che te ‘mporta?
Sti ppagliacciate ‘e ffanno sulo ‘e vive:
nuje simmo serie…appartenimmo à morte!”

 

About Mariateresa Lombardi

Si occuperà degli aspetti gestionali dell’impresa e della progettazione dell'offerta turistica-culturale. Inoltre avrà cura della ricerca e gestione dei contatti con eventuali clienti coordinando le attività promozionali ed informative. Mariateresa Lombardi studentessa in Turismo , ha forte conoscenze del territorio e del sistema di comunicazione . Ama viaggiare e scoprire posti e tradizioni nuove .

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