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“Pullecenella nun more maje!”. La maschera di Pulcinella

“Pullecenella nun more maje!”. La maschera di Pulcinella

 

Pulcinella

Foto da Flickr

La “napoletanità” è una cosa unica. Ogni città ha un suo calore, ma Napoli ce l’ha ma in maniera diversa, questa città vive le cose in maniera passionale, con un amore diverso da tutti gli altri. Pullecenella, nota maschera della commedia dell’arte e personaggio molto amato dai napoletani, è uno dei simboli della città di Napoli. La storia di Pullecenella ha origini molto antiche, si fa risalire, infatti, al IV secolo e si associa al nome di Maccus, personaggio delle Atellane romano, che rappresentava un servo dal naso lungo, un po’ deforme e strano nell’abbigliamento. Un vecchio sciocco, molto avaro, dall’aria scaltra e sagace.  Ufficialmente  la maschera è stata inventata da Silvio Fiorillo intorno al Cinquecento. Pulcinella è la napoletanità, l’esuberanza, la furbizia e la pigrizia del popolo Partenopeo, sempre affamato come affamati erano i poveri del tempo. Personaggio molto noto anche nelle corti nell’epoca, Pulcinella ha girovagato per il mondo e ha portato gioia, allegria e satira nei salotti aristocratici più importanti.

Il personaggio deve il suo abbigliamento attuale ad Antonio Petito, che lo vestì con pantaloni larghi, un camicione che gli lascia il ventre scoperto e un cappello buffo; il total white dell’abbigliamento è interrotto dal nero del cinturone, dalle scarpette e dalla maschera che gli lascia la bocca e il mento scoperto.

Pulcinella è stato  sempre rappresentato da artisti. Una delle prime rappresentazioni nasce con A. Calcese, il primo e vero pulcinella che senza un copione prefissato, si lasciava guidare dall’improvvisazione e dalla fantasia. Da Michelangelo Fracanzani, a Vincenzo Cammarano, passando per Filippo suo figlio, per Altavilla fino a giungere a Petito, il volto di Pulcinella ha calcato i palchi più distanti e differenti tra loro. La versione più moderna che resta nella mente dei napoletani è senza dubbio l’interpretazione di Eduardo De Filippo, che sul palco del Piccolo Teatro ripropone “Pulcinella in cerca della sua fortuna per Napoli”. La  maschera viene portata nelle pellicole cinematografiche prima da Enzo Cannavale, con la sua interpretazione in “Giuramento”, che nelle battute finali del film prima di morire, esclama “Pullecenella nun more maje!”. Successivamente interpretato da Massimo Troisi nel film “Il viaggio di Capitan Fracassa” che porta la maschera sul grande schermo. Inserita anche in numerose canzoni che da Claudio Mattone con “Comm’e’ ddoce e comme e’ bella a citta’ e Pullecenella” fino a Pino Daniele che nel testo di “Suonno d’ajere”  rappresenta un Pulcinella arrabbiato e triste, che pensando al degrado dei poveri pensa a come elaborare una vendetta. La maschera di Pulcinella non bisogna vederla solo in chiave comica e burlesca, questa rappresenta un popolo stanco, una plebe ormai esausta dei soprusi dei potenti, che attraverso la sua satira si burla dei potenti,in cerca il proprio riscatto, in cerca di una propria rivincita.

 

 

 

 

About Mariateresa Lombardi

Si occuperà degli aspetti gestionali dell’impresa e della progettazione dell'offerta turistica-culturale. Inoltre avrà cura della ricerca e gestione dei contatti con eventuali clienti coordinando le attività promozionali ed informative. Mariateresa Lombardi studentessa in Turismo , ha forte conoscenze del territorio e del sistema di comunicazione . Ama viaggiare e scoprire posti e tradizioni nuove .

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