‘A BUATTA! un francesismo napoletano

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Buatte
Buatte

Per tutti quelli che padroneggiano la lingua napoletana sapranno gia di cosa sto parlando, la buatta, che sembra avere origine o quantomeno assonanza dalla parola francese boite pronunciata il francesce “buat”. Questo oggetto sta ad indicare il barattolo o contenitore di latta utilizzato per conservare generi alimentari dalla frutta sciroppata al pomodoro, alle melanzane, ai peperoni.

In effetti, anche se apparentemente sembrano così diverse, il francese e il napoletano hanno una parentela. Potremmo definirlo il cugino chic rispetto a noi scugnizzielli napoletani. In molte cose l’assonanza è chiara: Dove abiti “Je abbit’ a Napule” in francese, beh quasi tale e quale al napoletano. Tutto questo è spiegato dal fatto che la lingua napoletana mutua moltissime parole dalla lingua dei Lumi e questo è facilmente spiegabile dalla lunga dominazione angioina sul Regno delle Due Sicilie, e da altri fenomeni di grammatica storica. Esempi possono essere Butteglia e Buatta.

Buatta di pomodori
Buatta di pomodori

Ecco la nostra Buatta, usata anche da Andy Warholl nelle sue opere d’arte e trasformata in icona della Pop Art. La buatta è la parente napoletana della francese boite che si legge buat’. ‘A buatta, per noi napoletani, non è sempre una semplice scatola di latta, ma è un oggetto dai diversi usi a seconda della sua dimensione. In dialetto napoletano veniva chiamata buccaccio o buccacciello e usato dalle nonne per conservare di tutto un po’. Nei tempi passati l’operazione richiedeva l’intervento di tutta la famiglia: in casa si creava una sorta di catena di montaggio in cui ogni membro della famiglia aveva un suo ruolo ben preciso. Ma l’operazione più difficile di tutte era la chiusura ermetica del barattolo che durante il lungo inverno permetteva di gustare le prelibatezze dell’orto preparate con maestria da antiche ricette tramandate di generazione in generazione dalle capofamiglia.

 

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