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Visitare Napoli in pochi giorni non è per niente semplice, se si pensa che solo nel centro storico ben 14 quartieri rientrano sotto la tutela Unesco come Patrimonio dell’Umanità. Due giorni sono pochi per vedere e conoscere tutti i segreti di Napoli, ma se ci si organizza bene una visita così breve può comunque far scoprire tanti tesori della città e di sicuro far venire la voglia di tornare. Alla domanda cosa vedere a Napoli in due giorni corrisponde un’itinerario del solo centro storico che già da solo è ricchissimo.

Si tratta di un’area relativamente poco estesa che presenta tuttavia, una concentrazione senza pari di testimonianze storiche. E’ in questi quartieri che sorgono i palazzi signorili, contraddistinti da uno stile che si concentra sui particolari, come le scale d’ingresso o lo scalone monumentale, elementi caratteristici dell’architettura rinascimentale e barocca. Nel V secolo i Greci diedero a Napoli un impianto urbanistico con pianta a scacchiera, rimasto tutt’ora sostanzialmente invariato, caratterizzato da tre strade principali, poi dette decumani dai romani, che scorrono parallelamente l’una all’altra e attraversano ala città da Est a Ovest rispetto la costa, intersecate da decine di stradice, poi dette cardini dai romani, che combinate tra loro dividono lo spazio in isolati quadrangolari regolari. Il decumano centrale, oggi via dei Tribunali, più largo degli altri due, ospitava in epoca greca l’agorà ed in quella romana il foro all’altezza dell’attuale Piazza Gaetano, da qui oltre a vedere i resti del mercato greco negli scavi del complesso di San Lorenzo Maggiore, si può accedere al percorso di Napoli Sotterranea, un vasto complesso di cunicoli di età greca. Il decumano inferiore, noto come Spaccanapoli, perchè sembra spaccare a metà il centro cittadino, corre da piazza del Gesù Nuovo a Via San Biagio dei Librai fino a via Duomo. Sul decumano superiore, detto via Anticaglia, che va da via della Spienza a vi Duomo, sono visibili i resti del teatro romano di Neapolis dove si esibiva anche Nerone.

Ai cardini romani, corrispondono oggi, i pittoreschi vicoli di Napoli. In via San Gregorio Armeno si sono concentrate tante botteghe di pastori e l’arte presepiale attira i turisti e cultori da tutto il mondo.

San Gregorio Armeno

San Gregorio Armeno. Foto di Lena 1

Napoli vanta complessivamente un migliaio tra chiese e conventi. Le chiese nel solo centro storico sono circa 200, tuttavia gli interventi del Risanamento, i terremoti e i 181 bombardamenti subiti durante la seconda guerra mondiale hanno sottratto alla città partenopea altre 60 chiese, molte delle quali ancora abbandonate o con le porte murate da secoli. Un centinaio sono i Chiostri monumentali, tra cui quello di San Pietro a Majella, di San Domenico Maggiore, dei Santi Marcellino e Festo. Tra i siti cittadini più ricchi va annoverato il Cimitero delle fontanelle, scavato nella roccia tufacea di Materdei.

Cimitero delle Fontanelle

Cimitero delle Fontanelle. Foto di Leon Hart

Il vicino quartiere della Sanità, in età paleocristiana fu adibito alla sepoltura ed al culto dei morti. In quel periodo sorsero l’ipogeo di San Gaudioso e di San Severo, che si fusero nelle Catacombe di San Gennaro. Accanto ad ognuna di queste aree cimiteriali fu eretta una basilica. Nel centro storico di Napoli, inoltre, si possono ammirare 4 guglie di eccezionale valore artistico e simbolico, inspirate nelle strutture alle coeve macchine da festa di gusto barocco: la Guglia di San Gennaro, la Guglia dell’Immacolata, la Guglia di San Domenico, la Guglia di Santa Maria di Portosalvo.

Catacombe di San Gennaro

Catacombe di San Gennaro. Foto da Flickr

Le cosiddette fontane obelischi, costruite da Francesco Seguro nel 1788 su commissione di Ferdinando IV si trovano in Piazza Mercato. Ai gettanti d’acqua fanno da cornice 4 sfingi, oltre ad assolvere la funzione decorativa, fungevano da abbeveratoio per gli animali da soma.

Neel corso dei secoli vari palazzi, ville e castelli sono stati abitati da sovrani e capi di stato, come il Maschio Angioino, Castel Capuano, Villa Floridiana. Tuttavia le vere e proprie residenze reali sono 2: Palazzo Reale e la Reggia di Capodimonte. Tra i Castelli il più antico è il Castel dell’Ovo, originariamente una villa romana sul mare, in posizione centrale rispetto al golfo, poi trasformata in fortezza per difendere le coste cittadine. Castel Capuano, edificato nel 1153 per volere di Guglielmo I di Sicilia, oltre a fungere da residenza reale serviva a difendere l’entroterra della città. Tre invece sono i Castelli Angioini: Maschio Angioino, Castel Sant’Elmo e il Castello del Carmine.

Palazzo Reale di Napoli

Palazzo Reale. Foto da Flickr

Dopo l’Unità d’Italia un grande progetto di riqualificazione urbana, il cosiddetto Risanamento, porta l’abbattimento di un cospicui numero di edifici fatiscenti ed alla costruzione di nuovi. Lo sventramento della città interessa una vasta area tra il Corso Umberto I, il rione Amedeo, il borgo Santa Lucia e il rione Santa Brigida, dove sorgerà la Galleria Umberto I. Tra la fine dell’800 ed i primi anni del 900 l’architettura spazia tra l’eclettismo e il liberty, che a Napoli caratterizza in particolar modo i nuovi villini edificati sulle colline del Vomero.

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